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Come si viaggiava in Sicilia

1800 - La viabilità in Sicilia con particolare riferimento alla provincia di Siracusa.

Nel periodo borbonico le strade siciliane erano pochissime e molto scomode da percorrere! In effetti, fino al ‘700, non si era mai pensato alla costruzione di strade carrozzabili; esistevano le semplici “trazzere”, le piste naturali percorribili a piedi, a dorso di mulo o a cavallo e solo in determinati periodi dell’anno. Diverse sono le testimonianze di viaggiatori stranieri dell’epoca circa le difficoltà incontrate nei loro spostamenti in Sicilia. L’inglese Brydone, secondo l’usanza del tempo, per cui le persone di classe elevata completavano la loro formazione con un “Tour” in Italia, visitò la Sicilia nel 1770.

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I magnifici mosaici di Villa Romana del Tellaro

A pochi chilometri da Noto, sulla statale che conduce a Pachino, in contrada Vaddeddi, la segnaletica indica la presenza di un’antica villa romana detta del Tellaro, dal nome del fiume che si trova nelle immediate vicinanze. La presenza di bellissimi mosaici la rendono importante come le altre due dello stesso periodo e che si trovano a Piazza Armerina (Enna) e a Marina di Patti (Messina). Il primo mosaico fu scoperto casualmente negli anni ’60 a seguito di scavi clandestini eseguiti nella stalla di una masseria di fine ‘700 costruita proprio sulle antiche rovine. Per oltre 20 anni la Sovrintendenza ai Beni Culturali ha eseguito i lavori che hanno portato alla luce la parte centrale della villa romana oggi ammirabili dai visitatori.

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Il mito di Aretusa ed Alfeo

Aretusa era una tra le giovani e belle ninfe a seguito di Artemide, Dea della caccia, tutte impegnate nella cattura di grandi prede nei boschi del Peloponneso, in Grecia. Tanto abile nella caccia, quanto timida e pudica, durante una battuta, la bellissima ninfa si allontanò dal resto delle ancelle finchè giunse sulle rive di un fiume dalle dolci e limpidissime acque. Luogo meraviglioso ed isolato, circondato da rigogliosi salici, la fanciulla decise di rinfrescarsi immergendosi nel fiume. Mentre il suo splendido ed aggraziato corpo volteggiava nell’acqua, udì una voce maschile invocare il suo nome; era la voce di Alfeo, un pastore a cui era stata affidata la custodia del fiume. Prontamente Aretusa uscì dall’acqua precipitandosi nella foresta. Il giovane Alfeo, perdutamente innamorato della bellezza e delle grazie della ninfa, la inseguì per diverse ore fino quasi a raggiungerla.

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